Bundì bundì, a l’üs a l’üs

Torna a scrivere per la GdC la nostra amica Roberta Scaffardi, che ci consegna il delizioso ricordo di una antica tradizione del primo giorno dell’anno: “il Bundì”. Ve lo ricordate?

“Desolina si alzò dal letto in fretta, scese in cucina e accese la stufa a legna, un filo di fumo scappò dallo sportello con un soffio sostenuto, come fosse un lieve colpo di tosse. Pose sulla stufa un pentolino con acqua a scaldare e tirò fuori dalla credenza il caffè d’orzo, la tazza e si preparò a godere di quel mattino unico. Mentre aspettava di sorseggiare il suo caffè prese un cestino e vi sistemò qualche mandarino, caramelle, noci e nocciole e lo appoggiò sul mobiletto vicino alla porta. Era il primo giorno dell’anno e aspettava visite. E arrivarono… toc toc, un lieve bussare la tolse dai suoi pensieri, si avvicinò alla porta e apri, un coro di voci squillanti e decise le intimò: “Bundì bundì, a l’üs a l’üs, se ‘m n’in dè mîa, äv pìs intl’üs!” al che lei rispose: “No, no garžón… äv dâgh quèl, spetì ‘n àtim…” prese il cestino appena preparato e distribuì equamente il contenuto. I bambini ringraziarono felici e corsero via, meta la prossima casa. Desolina li guardò scomparire in fondo alla strada, ricordò quando andava lei a chiedere il bundì. Allora tornava a casa con le tasche piene di noci, nocciole e castagne secche, e poi c’era la signora Lina che dava due mentine e Pepon che dava un mandarino, quelle erano le case più ambite! Ora sembra un bottino magro ma per lei era un tesoro, tornava a casa con le gote rosse, le mani gelate, i piedi bagnati ma felice come una pasqua!
Roberta Scaffardi

Gazzetta del Cappelletto 21

Questa tradizione mi ricorda qualcosa che è arrivato dall’America in tempi più moderni… cosa ne dici? E tu, vuoi raccontarmi altre tradizioni dei tempi passati, ormai dimenticate? Rispondi a questa mail con un racconto, i più interessanti saranno pubblicati sulla Gazzetta del Cappelletto!

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