E tu, te lo ricordi il “savor”?
Mentre Natale si avvicina a grandi passi, noi rispolveriamo un piatto strano e particolare, che in casa nostra si usa la sera della Vigilia, e che ha la particolarità di dividere i commensali in due fazioni: chi lo ama e chi lo odia! Non esiste via di mezzo quando ti trovi ad assaggiare “la mnéstra col savòr”. Dice a proposito Guglielmo Capacchi: è un piatto di pastasciutta tipico di certa nostra montagna; da Varano a Varsi, da Solignano a Valmozzola; esso può dirsi d’obbligo per la cena della Vigilia di Natale. Dobbiamo alla Prof. Marisa Castelli Zanzucchi la descrizione di questo piatto, dal condimento per noi insolito: in un mortaio si pestano alcune noci sgherigliate (circa 3 per ogni etto di tagliatelle), fino a farne una poltiglia. Quindi si tagliano a fette alcune mele sbucciate (una e mezzo per ogni etto di pasta) non importa di quale tipo; si mettono anche queste (senza il torsolo, naturalmente) nel mortaio, si schiacciano e si mescolano alle noci. Si cuociono a parte le tagliatelle (se possibile, fatte in casa, e all’uovo); dopo averle scolate si condiranno con savor, la poltiglia di noci e mele. Soltanto in tempi più vicini a noi si è cominciato ad aggiungere anche un po’ di burro o di olio, e a spolverare il tutto di parmigiano grattugiato.”

La ricetta di casa nostra è un pochino diversa da questa citata dal Capacchi nel suo libro “La Cucina Popolare Parmigiana” (ed. Silva 1995): prevedeva delle mele “brusche” (meglio selvatiche) cotte in forno. Insieme alle noci e alla polpa delle mele, si pestava nel mortaio anche un pezzetto di torrone. La pasta appena scolata veniva versata nella zuppiera e condita mescolando lentamente direttamente a tavola, mentre la famiglia riunita recitava le preghiere della Vigilia.
C’era “per usanza” anche la pasta rossa, con il soffritto e abbondante parmigiano. Seguiva l’immancabile merluzzo fritto, che era stato dissalato per almeno due o tre giorni, e poi le rape, la verza cruda tagliata sottilissima, i pesciolini e l’anguilla, lo sgombro… si finiva con la spongata e il torrone, e con mandarini e frutta secca. Non c’erano regali di Natale, solo Santa Lucia poteva farli! Da noi, solo negli anni ‘80 Gesù Bambino ha deciso di portare qualche giocattolo ai più piccoli, e in anni più recenti è arrivato Babbo Natale, con panettoni e pandoro di ogni tipo, e regali per grandi e piccoli.
Tre gioielli in uno: la Villa dei Capolavori
La Fondazione Magnani Rocca è uno dei tesori del nostro territorio. Si trova a Mamiano di Traversetolo, a pochi chilometri da Parma, e ci sono tre validi motivi per visitarla. Il frutto del lavoro e dell’amore per l’arte di Luigi Magnani Rocca è una villa splendida, con un parco meraviglioso e oltre a ospitare una prestigiosa collezione permanente, con opere di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi e molti altri, è sede di importanti esposizioni. Fino all’11 dicembre è possibile visitare la mostra “Moda e pubblicità in Italia”. Attraverso 150 affascinanti opere da fine Ottocento a metà Novecento viene illustrata la nascita della moda italiana, grazie agli strumenti di comunicazione che l’hanno supportata, dai manifesti alle riviste, ai cataloghi dei grandi magazzini, in un arco cronologico che inizia nell’Ottocento e prosegue fino a metà Novecento. Vale davvero la pena farci un giro… e naturalmente, dopo la mostra vi aspetta una bella cena con i Cappelletti di Anna! www.magnanirocca.it
