Quella nebbia da cappelletti in brodo
Il Racconto di questa settimana
Tokmi Yutani Oh, giapponese, si definisce “Cuoca a domicilio di cucina orientale”, ma è anche una bravissima scrittrice, cantante lirica, organizzatrice di bellissimi eventi culturali… grande appassionata della nostra cucina (oltre che del nostro dialetto) ha scritto per la GDC un racconto legato ai cappelletti:
“Oggi, in un mondo veloce dove ogni cosa che rallenta la corsa di questa società fragile è vista come una tragedia o un enorme disagio. Correrò un rischio nel raccontarvi la mia piccola storia sulla cucina emiliana, forse dovrei aggiungere “di una volta”. Può darsi che mi ridiate in faccia… All’inizio di questo secolo, ero ancora un’apprendista del mondo italiano. Conoscevo poche parole e pochissime persone. Sono nata e cresciuta in una società ancora più fragile e frenetica di quella italiana. All’epoca frequentavo il conservatorio di musica a Parma e prendevo anche lezioni private. Un’ora di lezione durava sempre 3/4 ore. Dopo la lezione andavo spesso a mangiare con il maestro Da Bruno, una trattoria tipica.
Mi piace la cucina tradizionale, i miei primi tre piatti preferiti di questo locale erano: lasagna, tagliatelle al ragù bolognese e tagliata di manzo. Un giorno la lezione è finita prima del previsto, era intorno alle ore 18. Appena usciti dallo studio siamo stati avvolti dal velo grigio che nasconde ogni cosa. Nel triste panorama camminiamo svelti e la nebbia, accarezzandoci tutto il corpo, ci accompagna con un odore pungente. Il maestro normalmente non stava mai zitto, ma dentro l’abbraccio misterioso di questa fitta nebbia era silenzioso. Siamo arrivati Da Bruno affamati, il maestro gridò: “Bruno, mi porti i cappelletti in brodo! Con questa nebbia dobbiamo mangiarli!” “Hai ragione, questa sera sembra fatta per i cappelletti in brodo!” dico io. “No! no no… mi dispiace ragazzi ma non posso…” risponde Bruno; non ci potevamo credere. Continua lui: “Ancora non ve li posso dare.” “E perché?” diciamo in coro. “Perché… semplicemente non è ancora pronto il brodo, manca un’ora e mezzo come minimo.” Abbiamo aspettato i cappelletti in brodo, chiacchierando di tutto quello che la nebbia aveva inghiottito e sospeso.
TOKMI Yutani Oh

