“Solo al re Anolino la Duchessa porge il suo inchino”

Con nostro grande piacere, ospitiamo una ricerca storica della nostra amica (nonché estimatrice dei nostri cappelletti) Roberta Scaffardi.
Alla corte di Maria Luigia, duchessa di Parma e Piacenza, durante l’inverno si mangiavano gli anolini e si collega a lei la frase: “Solo al re Anolino la Duchessa porge il suo inchino”. Raccontando degli anolini che avevo mangiato alla trattoria da Anna a un amico parmigiano, questo mi corregge dicendomi che il termine corretto in italiano è cappelletti mentre “anolino” sarebbe una storpiatura del termine dialettale änolén. La discussione è proseguita senza giungere a una conclusione, ognuno di noi è rimasto sulle proprie posizioni, più corretto chiamarli anolini o cappelletti? La questione mi tormentava, si fa per dire, e la curiosità di scoprire le origini di questi due modi, così diversi, di chiamare una pasta ripiena all’apparenza così simile, mi ha portato direttamente davanti al computer nella speranza di trovare risposta. Direttamente da Wikipedia: “L’ anolino nasce sotto forma di pasta ripiena nel XII secolo e viene citato da Salimbene de Adam nel 1284 nella Cronica, ma occorre aspettare sino al XVI secolo perché il piatto venga riproposto nei pranzi di nobili, cardinali e papi da Bartolomeo Scappi che ci fornisce la prima ricetta scritta conosciuta degli anolini. Troviamo nuovamente traccia degli anolini nel 1659 alla mensa del duca di Parma Ranuccio II Farnese come piatto da servire con parmigiano e cappone preparato da Carlo Nascia. Ricompaiono poi sulla tavola del duca Ferdinando di Borbone nel 1793 definiti da Cosimo Meli Lupi di Soragna “i raviuoli detti nel dialetto nostro anolini”; e su quella della duchessa Maria Luigia… Dalla tavola di re e papi gli anolini, col tempo, raggiunsero la cucina del popolo tanto da spingere Pellegrino Artusi, il primo critico gastronomico, a fine del diciannovesimo secolo a descriverli come una specialità popolare, cotti e serviti in ottimo brodo di cappone.

Gazzetta del Cappelletto 17

Ma anolini da dove arriva? Una delle ipotesi più accreditate è quella di Giovanni Petrolini, professore di linguistica italiana e di dialettologia, che farebbe derivare il termine dal volgare agnulinus, diminutivo di agnus, agnello, ingrediente con cui i romani usavano riempire la pasta all’uovo. Altra ipotesi sostiene la derivazione della parola provenga da anulinus, quindi anulus, anus, anello per la forma circolare dell’attrezzo per tagliarli. L’unica cosa certa è che anolino non è il nome dialettale dei cappelletti, infatti questo termine sembra derivi dai Cappelletti, cavalleggeri provenienti dai Balcani che, intorno al 1200, erano al servizio della Repubblica di Venezia. Il loro nome arriva dal copricapo, un tipico elmo in acciaio o cuoio, che indossavano in battaglia e che ritroviamo nello stemma infisso sull’arco della porta d’ingresso della casa di Giulietta, sembra veramente un cappelletto! Ma questa è la storia dei cappelletti, non la mia storia. (Continua…)
Roberta Scaffardi

 

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