Storie di salami, scoiattoli e copricapi

Notizie dalla cucina: il salame fritto.
Se non conosci il salame fritto, credimi, ti stai perdendo uno dei sapori più particolari della cucina di campagna di una volta: ti consiglio di gustarlo da noi, perché non è facile trovarlo in giro buono come il nostro! Ma fai presto: è un piatto prettamente invernale. Lo troverai fino a febbraio, sempre se fa abbastanza freddo. Il salame fritto non si può fare con un salame qualunque: innanzitutto deve essere davvero buono, e deve essere fatto da pochi giorni. Lo fa per noi Malvisi, che è un maestro del salame ed è a un tiro di schioppo da qui. Le fette, tagliate alte un dito, vanno rosolate nel burro e poi sfumate nel vino bianco secco. Dev’essere cotto, ma rimanere morbido per diventare succulento e gustoso. Il suo sughetto deve avvolgere come un saporito velo le fette dorate. Come sempre, le cose che sembrano semplici sono le più difficili!

Gazzetta del Cappelletto 19
POTREBBE ESSERE ANDATA COSÌ? Favola dell’Epifania
Tanti – proprio tanti – anni fa, uno scoiattolo s’intrufolò nella cucina di un ricco signore. “Quanto cibo!” pensò “eppure nemmeno una noce, una nocciolina, un’arachide… mi tocca cercare altrove”. Mentre sconsolato stava per andarsene, vide su un tavolo dei dischetti di pasta con i bordi seghettati, un esperimento che le cuoche stavano facendo per stupire il padrone di casa sempre alla ricerca di novità. “A cosa servirà questo?” si chiese prendendo uno dei dischetti, “forse è un cappellino…” e se lo mise in testa per fare una prova. Proprio in quel momento le cuoche tornarono in cucina, restando sorprese dal piccolo intruso. “Uno scoiattolo!” esclamò una “ma cos’ha in testa?!” domandò un’altra “prendiamolo!” suggerì la terza. Spaventato, l’animaletto fuggì con l’improvvisato copricapo ancora sulla testolina. Visto che il grazioso roditore non aveva causato danni, le cuoche si rilassarono e ridendo decisero di chiamare il loro esperimento culinario “cappelletto”.

Racconto scritto per la GdC da Giovanna Bragadini: nell’attesa di capire se sogna o se è desta, scrive per lavoro e per diletto.

 

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