A Pasqua äs žügäva a cosètta còn l’öv còtt a balèt
Da ch’indré… pü ‘d sinquant’àni fa, quanda ‘riväva Pasqua äs žügäva a cosètta còn l’öv còtt a balèt… Qualche giorno prima di Pasqua mia mamma metteva due pentole sul fuoco per cuocere le uova a balèt, nell’acqua aggiungeva dei coloranti per tingerle: foglie di cipolle in una e ortiche nell’altra, così avremmo avuto le uova rosse e verdi. Cuoceva almeno una ventina di uova, noi bambini eravamo in quattro, qualcuna si rompeva nel cuocere e qualcuna serviva di scorta… non si sa mai.
Al mattino di Pasqua iniziava la battaglia; ogni bambino aveva tre uova a disposizione, le sceglievamo con attenzione dal bel cesto rosso posto al centro del tavolo, si cercava di capire quale di queste fosse la più resistente; si diceva che le uova a guscio bianco fossero le più dure ma essendo colorate non era facile individuarle.
Poi arrivò quell’anno in cui mio cugino, di un paio d’anni più grande di me, vinceva tutti… il suo uovo non si rompeva mai, continuava la battaglia sempre col primo uovo, sempre di punta e non si rompeva! Non sapete come si gioca a cosèta? Ora ve lo racconto. Si gioca in due, lo scopo è rompere l’uovo dell’avversario. C’è chi picchia e chi riceve: si batte l’uovo con la punta sulla punta dell’uovo dell’avversario, quello che si rompe ha perso e consegna l’uovo all’avversario. Poi si fa la stessa cosa con il didietro dell’uovo, naturalmente culo con culo (sapete che l’uovo a una punta e un culo, vero?) Chi riceve il colpo deve essere accorto e tenere il suo uovo bene fermo nel pugno e lasciare scoperta solo la punta perché se l’avversario è un po’ birichino cercherà di colpire l’uovo dell’avversario non esattamente sulla punta in modo di trovare un punto più debole e vincere.
Ma torniamo a mio cugino, mentre giocava cercava di non far vedere l’uovo, insomma qualcuno si è insospettito e sì, l’uovo era di legno, quello che la nonna Berta usava per rammendare le calze… non fu picchiato perché scappò veloce come una lepre! Da allora l’uovo di legno veniva requisito dalla nonna una settima prima di Pasqua e ricompariva finita la battaglia della cosèta còn l’öv còtt a balèt.
Roberta Scaffardi

