Un piccolo sole nel piatto

Caro lettore, ti è mai capitato di rimanere intrappolato, a tavola, in una di quelle interminabili discussioni sui Cappelletti? Se sei di Parma ti sarà successo un milione di volte! Si litiga sul nome (Anolini? Cappelletti?), ci si accapiglia sulla ricetta (stracotto sì, stracotto no, con la carne o solo con il sugo, con il formaggio e niente stracotto, e sono meglio questi e sono meglio quelli)… milioni di parole si spendono a tavola ogni volta! E la forma? Poteva non destare polemiche anch’essa? E chi il cappelletto lo vuole liscio, e chi lo vuole festonato, chi più piccolo e chi più cicciottello.

Guglielmo Capacchi, nel suo libro “La Cucina Popolare Parmigiana” (ed. Silva 1995), cita Paolo Petroni: “Per ritagliare la pasta occorrerebbe l’apposito stampino in legno di bosso (a Parma si trova ancora) della dimensione di uno scudo d’argento di Maria Luigia (3,7 cm)”. Capacchi spiega però come l’anolino esiga uno stampo di 4 cm, e di averne visti di fatti in legno di maggiociondolo e di pero (nelle case povere) o in ottone (in famiglie “buone”). Nella foto sotto, tratta dallo stesso libro, vediamo tra i vari stampi da anolini o marubini cremonesi anche un bicchierino da liquore, in ottone brunito, usato come stampino. (Museo Guatelli, Ozzano Taro).


Noi, alla Trattoria da Anna, li facciamo festonati, semplicemente perché lo stampo che usavano le nostre nonne era di questa forma. A noi i cappelletti piacciono così: belli cicciotti, pieni pieni, simili a tanti piccoli soli. E a te come piacciono?

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